Le terre di Fontamara

uno Spettacolo inedito che omaggia Ignazio Silone

Silone chi?

Eh già, per molti Ignazio Silone è un nome smarrito tra i classici letterari sfiorati alle scuole superiori, magari associato a qualche romanzo, oppure a dei vecchi film d’autore come quello di Carlo Lizzani del 1980.

Ma è veramente un grande autore italiano e noi di “Sinestesia Teatro” con lo spettacolo “Le Terre di Fontamara” non vi proponiamo di certo un riassunto del libro di Silone: vi ci facciamo entrare e vi accompagniamo nella realtà rurale di un piccolo paese del Fucino, sconvolto dai cambiamenti economici e sociali imposti dal nuovo regime

Informazioni Utili 

  • Date: 27-29 Maggio 2022
  • Dove: Teatro Tor bella Monaca, via Bruno Cimino 5- Roma 
  • Prenotazioni: Tel. 06/2010579
    promozione@teatrotorbellamonaca.it
  • Costo del biglietto:  intero 12,00 euro, ridotto 10,00 euro (Over 65), giovani 8,00 euro (Under 26)
  • Orario: 27-28 maggio ore 21, 29 maggio ore 18

CAST

Regia di Gianluca Bondi

Con: Enzo Avagliano, Mario Borgioni, Davide Del Medico, Massimiliano Graziuso, Prisca Lazzarini, Ginevra Lazzarini, Mauro Marchetti, Valentina Musarella, Fabio Normano, Antonella Quadraccia, Raffaele Risoli, Giulia Rossi Vairo, Marisa Spillino, Manuela Tambascia, Emanuela Valiante.

Assistente alla regia: Ilaria Vergine

Luci: Mauro Boninfante

Scenografia: Matteo Marchesano

Musiche di Marco Turriziani eseguite da Salvatore Zambataro e Mauro De Vita

Canti: Antonella Marino

Costumi: Mariagrazia Bella con la collaborazione della Nuova accademia degli Arrischianti

Ufficio stampa: Elena Cavallone

In capo a tutti c’è Dio, padrone del cielo. Questo ognuno lo sa. Poi viene il principe Torlonia, padrone della terra. Poi vengono le guardie del principe. Poi vengono i cani delle guardie del principe. Poi, nulla. Poi, ancora nulla. Poi, ancora nulla. Poi vengono i cafoni. E si può dire ch’è finito. 

(Ignazio Silone, Fontamara)

GALLERY

 

SINOSSI 

Prima c’è la semina, poi la sarchiatura, la potatura, l’insolfatura, la mietitura e infine la vendemmia. La vita degli abitanti di Fontamara è scandita dal ciclo delle stagioni:
lento, incessante e sempre uguale a sé stesso ma in stretto dialogo con la natura delle cose. 
Inaspettatamente, però, l’intera comunità di questo sperduto villaggio del Fucino si trova a dover affrontare grandi ingiustizie da parte del potere costituito che minacciano la sopravvivenza del paese. Invano cercano di farsi ascoltare dall’autorità, che preferisce sacrificare le esigenze di quei poveri “cafoni” in nome di un progresso che in realtà li separa sempre di più dalla loro produzione, dal loro sapere, dalla loro storia di contadini antica di secoli. 

Le terre di Fontamara

 

Note di regia

In questo spettacolo corale accompagnato da musica dal vivo, il regista Gianluca Bondi affronta con elementi di grottesco i rapporti di potere e sottomissione forzata. Nel racconto di questa lotta, il senso d’impotenza e la disillusione si ripresentano sotto varie forme: verso Dio, verso l’amore, verso l’autorità e verso il proprio destino.

Le terre di Fontamara

 I “cafoni” e l’uomo Moderno 

“Le terre di Fontamara” è un’opera che usa gli archetipi forniti dai personaggi del romanzo per mettere in scena il dramma dell’uomo non consapevole di sé stesso e del contesto politico in cui è inserito. 

Questo testo fornisce diverse chiavi di lettura: racconta, in primis, la storia della povera gente, di contadini condannati a restare nell’ignoranza e a subire la manipolazione dei potenti. La loro ignoranza, voluta dal sistema, li estromette sempre più dalla vita politica e dal mondo. Quei cafoni, sempliciotti e un po’ goffi, non riescono a vedere oltre la loro terra. Eppure, in quella terra loro hanno tutto. Non hanno certamente bisogno di recarsi in città per trovare amore, sole, amici, affetti.

Il progresso che genera disuguaglianze

“Le terre di Fontamara” racconta il processo di distruzione delle realtà rurali a favore di un’urbanizzazione che aliena l’uomo, allontanandolo dalla sua stessa natura. 

Questa corsa verso la modernità spesso crea disuguaglianze, in quanto la tanto agognata emancipazione dalla terra comporta una rottura con il passato, che crea disorientamento e rabbia da chi lo subisce. 

Le terre di Fontamara

La relazione uomo-ambiente

L’uomo, dunque, deve trovare nuove strategie per ottimizzare la sua sopravvivenza: in un mondo in cui i modelli di produzione cambiano, anche la relazione uomo-ambiente subisce un’alterazione.

L’uomo-consumatore non è più parte integrante del mondo, bensì ne è il suo padrone, illuso di poter piegare la natura a vantaggio di un cieco profitto. 

“Le terre di Fontamara” mette a nudo il bisogno tradito dell’uomo di sentirsi parte utile dell’ecosistema in cui vive.

Lo spettatore nel corso del racconto va incontro a una trasformazione: se in un primo momento potrà sorridere dell’ingenuità dei fontamaresi, successivamente verrà chiamato a riflettere sulla sua condizione. 

Curiosità su Fontamara 

 

Fontamara è il primo romanzo di Ignazio Silone, scritto nel 1933 per denunciare i soprusi del regime fascista di Mussolini. Per questo motivo l’autore scrisse il romanzo dapprima in tedesco, mentre era in Svizzera, e successivamente la traduzione in inglese ne consacra il successo internazionale come esempio di opera di propaganda antifascista. 

Fontamara esiste davvero?

Si e no. Fontamara è un immaginario paesino dell’Abruzzo Marsicano, che però racchiude in sé molte caratteristiche tipiche delle realtà rurali italiane dell’epoca. 

Tuttavia, pare che Silone si sia ispirato a una fonte nel paese di Pescina (in foto qui sotto), in provincia di L’Aquila  dove si svolgeva gran parte della vita del paese: la raccolta dell’acqua, il lavaggio dei panni, lo scambio di chiacchiere con i paesani. 

Il fontanile a Pescina, che ha ispirato “Fontamara”

Dove si trova Fontamara?

Il racconto è ambientato nel Fucino, uno dei luoghi più singolari della regione marsicana. Dove prima c’era un lago (il lago del Fucino) ora non resta che una depressione a forma di conca, situata 600 metri al di sotto del livello del mare. Eccola qui:

La conca del Fucino

Ma com’è possibile che un lago si sia prosciugato da solo? Certo che no. Il Fucino è sempre stato un luogo melmoso, soggetto a molte inondazioni e per questo il principe Torlonia nel 19esimo secolo decise di procedere alla suo completo prosciugamento per rendere coltivabili le terre del fondo e utilizzare l’acqua per irrigare quelle circostanti. Ma…qualcuno rimase molto scontento di quest’opera. I pescatori, abituati a vivere della pesca del lago, rimasero senza lavoro, aumentando così l’indice di povertà della regione. 

Perchè si chiama Fontamara? 

Omen Nomen direbbero i latini. Come avrete ormai capito, tutto in questo testo fa riferimento all’asprezza della vita rurale, alle difficoltà degli abitanti di questo posto, condannati a subire quelle ingiustizie che lasciano in bocca un sapore amaro.