Faust-FB-marzo_webSintesi
Il viaggio interiore di Faust comincia nell’oscurità della notte: ad esso lo spinge l’insoddisfazione e l’ansia di ricerca. Ma quando, cercando di trasferire la sua coscienza dal mondo materiale a quello sottile (dalla terra al cielo), scopre la sua incapacità di gestire l’impresa, allora, preso dalla disperazione, tenta di darsi alla morte sfidandola. E proprio nella morte incontra la vita, l’amore, scendendo a patti con la propria ombra mefistofelica.

Lo spettacolo si snoda all’interno di scenari costruiti fra ombre e luci in una costante alternanza di quadri in movimento. Il gruppo narrante di attori interpreta a tratti tutti i personaggi in uno solo: Faust si manifesta e si rivela, quindi, in tutti loro nelle diverse forme. Lo stile è quello che attinge la sua origine nella ricerca e nella sperimentazione moderna, ovvero in quella poetica che, se pur la povertà dei mezzi, non devia dal significato profondo dell’opera anzi ne restituisce la sua essenza più universale.

Regia e adattamento di Gianluca Bondi

Con Serena Borelli, Alessandro Chini, Sabrina Iorio, Soleman Mouawad.
Luci: Beniamino D'Amico
Suono: Marco Bocci
Assistente movimenti di scena: Giusy Quattrone
Attrezzista: Francesco Leso
Autore delle fotografie: Matteo Nardone 

Note di regia


Come elevare se stessi e dare una direzione spirituale alla spinta vitale che sentiamo dentro? E come integrarla con le forze gravitarie che ci portano in basso…? Che cosa può fare l’uomo per non ripetere gli errori, suoi e della storia? La conoscenza forse? Ecco il nostro protagonista, con i suoi anni passati sui libri insieme all’amico Wagneraffidandosi all’osservazione del mondo, solo a un’attenta osservazione, come suggeriscono i grandi maestri di Alchimia, senza mai cedere al sonno delle tentazioni. Essere o non essere? Affrontare la paura della morte e rischiare di soffrire, godere delle imprevedibili avventure umane, sentire nel corpo il brivido di un amore, il dolore di un abbandono, i sensi pieni di primavera, l’ebrezza del mondo in festa… o guardare con il pensiero? Può esistere conoscenza senza esperienza? Faust ha lasciato in soffitta il suo “bambino interiore” a parlare con la luna, a guardare gli altri giocare alle cose della vita, ma ad un certo punto vuole restituirgli il corpo, l’azione. Vuole far rimbalzare quel bambino tra le vicende della gente comune, confrontarsi con la paura di vivere. Lo fa sfidando il suo demonio, la sua ombra, perché la vera Alchimia è la trasformazione di quello che abbiamo dentro non certo “l’evitamento” o la negazione di cio che si manifesta dentro e quindi fuori di noi. Mefisto non è altro che la sua energia pulsionale, i suoi istinti primordiali, la sua voglia di partecipare, con il “sangue”, a qualcosa che fino a quel momento era solo uno spettacolo da studiare.

Possiamo muoverci tra le strade del globo terrestre senza quella “bussola” che sono le emozioni, la curiosità, la saggezza del nostro puer aeternus?
Della sindrome di Faust, abbiamo messo in luce quel tipo di mentalità che si sviluppa nel momento in cui ci si illude di poter fare a meno di entrare nel qui e ora di quello che accade. A volte si crede di pensare, in realtà siamo in uno stato di trans in cui l’anima non sa se incarnarsi o restare fuori da tutto. È una reazione alla “paura” o una “libera scelta”? Vero è che questo atteggiamento si è irrobustito con la diffusione del radicale dualismo gnostico-cartesiano tra ego e natura. Spesso è un modo in cui rischiamo di estraniarci troppo dal nostro fare quotidiano diventando integralmente alienati, ovvero rinchiusi nel pensiero, fino a toccare il desiderio di uscire del tutto dall’esistenza. A Faust, al posto della morte, risponde il suo bisogno di amore, come un demone che attira a sé questo o quell’inganno. Alla sfida, da lui lanciata a Mefisto, si materializzerà Margherita, che come uno shock emotivo lo costringerà a confrontarsi con la realtà dei suoi e altrui sentimenti. Sembra sparire improvvisamente la domanda essere o non essere ma il problema resta; è forse risolvibile mettendo una e al posto della o? L’arte di vivere è lunga. E il nostro presente ci chiede osservazione e partecipazione nello stesso tempo, senza giudizio. Questa è la nostra croce, la nostra risorsa: il senso della conoscenza.

Perché il Faust?

Non ci può essere epoca o periodo storico per avvicinarsi ad un’opera di Johann Wolfgang von Goethe, tanto più se si tratta dell’opus magnum, come egli stesso amava definire il Faust. 
Tanto più se l’audacia ci conduce a portarla in scena, ben consapevoli del fatto di trovarsi di fronte ad un’opera universale e monumentale.

In questo spettacolo affrontiamo tematiche quali la conoscenza intesa come esperienza non esclusivamente cognitiva ma anche “corporea”; il rapporto tra il piacere, l’istinto e la conoscenza in relazione alla crescita personale; la paura della morte quando questa diventa un ostacolo alla crescita sprirituale dell’essere umano; il senso del vuoto a confronto con un’inebriante vitalità; la trasformazione del vissuto di abbandono come perdita in una possibilità di lasciare e lasciarsi andare; la solitudine come momento di vuoto necessario per riempirlo di sé.

Chi volge gli occhi al fondo di un abisso è preso da una vertigine paragonabile all’angoscia. Laddove non è possibile trovare una fine, chi guada è rimandato a se stesso ed è costretto a guardarsi. «Oso, spalancare quelle porte innanzi alle quali ognuno fugge e non tremo dinanzi a questa buia caverna. Oso tendere verso questa stretta bocca da cui risale in fiamme tutto l’inferno.» Chi guarda nel fondo di sé stesso può scorgere la possibilità più vera, può afferrare il finito e può decidere di fermarsi. Ecco l’aprirsi della possibilità di un esistere autentico e di un attingere al proprio abisso per costruirsi come soggetto desiderante. Affrontare le fantasie che nascono dalla paura può divenire la chiave di accesso al mondo reale: mentre l’uomo cerca di evitare la fuga si fa strada il timore di cadere nell’abisso e di non avere la forza di rialzarsi.

Lo spettacolo non si propone solo di sottolineare la contemporaneità dell’opera ma anche di risvegliare nel pubblico domande sull’eterna necessità dell’uomo di risolvere i dualismi dell’esistenza e di scendere a patti con la propria ombra.

Il Faust ha debuttato nel febbraio 2015 all’interno del teatro Piccolo Re di Roma.

Nel Settembre 2015 è stato selezionato all’interno di Improvvisi Urbani XXI Edizione Festival Internazionale di Teatro Urbano con una replica al Giardino degli Aranci a Roma.

Scheda Tecnica


Durata: 1 ora e 10 minuti
Dimensioni palco: 7 m di larghezza x 7 m di profondità (con possibilità di adattamento).
Allestimento: sarà necessaria la disponibilità dello spazio almeno 6 ore prima della rappresentazione.
Potenza Elettrica: 12 KW
Luci: Consolle luci minimo 12 canali (con possibilità di adattamento);
n.15 proiettori da 1000 W o 500 W (in base alle dimensioni dello spazio) muniti di bandiere;
gelatine varie;
dimmer 12 canali.
Audio: 1 piastra cd, mixer, impianto sufficiente in proporzione alla sala (2 casse spia sul palco)

Promo dello spettacolo "Faust"